di Francesco Mocellin
Da tempo i canoni espressivi tipici delle arti circensi sono entrati a far parte del patrimonio comune di altre branche dello spettacolo dal vivo, danza e teatro in testa.
Peraltro, il linguaggio del circo in tempi più recenti si sta riappropriando dei luoghi del teatro effettuando in qualche modo un cammino a ritroso verso uno spazio dal quale era partito due secoli fa e che ha ampiamente sfruttato fino all’introduzione dello chapiteau e degli edifici dedicati in modo esclusivo alle discipline circensi.
Chi scrive rimane fermamente convinto che lo spazio di elezione del Circo debba essere la pista che offre soluzioni e suggestioni enormemente più calibrate ed esclusive per tutti i generi di quest’arte. Ma è altrettanto vero che il Circo si trova a casa sua anche sulle tavole del palcoscenico senza soffrire di alcun complesso di inferiorità come dimostrano iniziative del genere di quella intrapresa cinque anni orsono da Antonio Giarola e dal suo staff con la creazione del “Salieri Circus Award”.
Grazie al centro di produzione “Circartis” Antonio Giarola si è spinto più in là dando vita a “Bianco”, uno spettacolo di “circo-danza” che si snoda accompagnato dalle poesie dell’autore. Il delicato lavoro coreografico di Elena Grossule e la colonna sonora sempre efficace di Mario Stendardi rendono la narrazione leggera e mai ridondante, un percorso emozionale durante il quale i linguaggi del circo e della danza dialogano restando
sospesi in un’atmosfera sognante.
La creazione rappresenta un tipico esempio del metissage tra le arti performative che caratterizza il nostro tempo, campo nel quale Giarola si muove perfettamente a suo agio.
Chiudiamo osservando che ancora una volta abbiamo riscontrato come le reazioni più vivaci del pubblico si sono percepite in occasione dei passaggi più prettamente circensi dello spettacolo segno della forza espressiva di quest’arte secolare.
Le foto sono di Luca Negri




