di Massimo Malagoli
A oltre un mese dalla conclusione della 16ª edizione del Festival Internazionale del Circo di Budapest, vale la pena soffermarsi su due momenti meno competitivi ma particolarmente significativi della manifestazione: lo spettacolo “Red–White–Green”, dedicato agli artisti magiari già avviati alla professione, e il Newcomer Show, vetrina riservata agli allievi dell’accademia circense nazionale.
Il festival di Budapest richiama ogni anno numerosi professionisti del settore e rappresenta anche un’importante piattaforma di promozione per il circo ungherese. In quest’ottica si inserisce lo spettacolo “Rosso–Verde–Bianco”, in scena nella serata del sabato presso il circo stabile, che riunisce esclusivamente artisti ungheresi già in possesso di una solida esperienza professionale. Un’occasione per presentare al pubblico e agli operatori una panoramica sulla qualità e sulla varietà della scena nazionale.
Accanto a questo appuntamento, l’organizzazione propone anche alcuni spettacoli mattutini riservati agli studenti della Accademia di circo e arti Baross Imre, rivolti sia a chi è prossimo al termine del percorso formativo sia agli allievi dei primi anni. Lontano dall’idea del tradizionale saggio accademico, il Newcomer Show 2026 è stato concepito come una vera produzione teatrale.
Intitolato Tündérhon (Il cerchio delle fate), lo spettacolo si ispira a uno dei capolavori del dramma romantico ungherese e si sviluppa in un paesaggio onirico, dove figure umane e creature fatate si incontrano superando i limiti fisici dell’esistenza. Raccontato in due atti da circa cinquanta minuti, il lavoro attinge all’intera gamma espressiva del circo contemporaneo, arricchita dalla musica, dal movimento e dalle tradizioni popolari ungheresi. Circa quaranta i giovani artisti coinvolti in una produzione che mescola discipline circensi, canto e coreografie, offrendo un quadro articolato e coerente.
Numerosi i numeri aerei presenti: trapezino singolo e in coppia, trapezio Washington, corda, palo e cinghie, anche in questo caso sia in forma individuale sia in duo. Non mancano tuttavia le discipline a terra, con mano a mano – spesso eseguito da coppie femminili – giocoleria, antipodismo e un numero sui pattini, anch’esso affidato a due ragazze.
Nel complesso, Tündérhon si è rivelato uno spettacolo gradevole e interessante, capace di restituire il livello della formazione e la direzione artistica della scuola. Particolarmente significativa anche la visita alla struttura dell’accademia, dotata di ampie sale prova moderne e ben attrezzate, oltre a una sala spettacoli concepita come un piccolo circo stabile.
A festival ormai concluso, questi appuntamenti confermano come Budapest non sia soltanto una vetrina internazionale per i grandi nomi del circo, ma anche un centro attivo e consapevole nella valorizzazione delle nuove generazioni e dell’identità circense ungherese.

































