di Massimo Malagoli
Nel panorama circense europeo contemporaneo esistono realtà che puntano sull’effetto spettacolare delle grandi produzioni internazionali e altre che, invece, scelgono di custodire il linguaggio autentico della pista classica. Il Circus Medrano Schweiz appartiene senza dubbio a questa seconda categoria: un circo itinerante moderno nell’organizzazione, ma profondamente fedele alla tradizione popolare del tendone.
Le origini del nome Medrano richiamano inevitabilmente una delle insegne più celebri della storia circense europea del Novecento. In Svizzera questo marchio era già apparso negli anni Novanta grazie a Urs Strasser, per poi scomparire nei primi anni Duemila.
A riportarlo in tournée è stato Davide Trentini, figura conosciuta nell’ambiente come autentico “amico del circo”, capace di trasformare la propria passione in una concreta impresa artistica.
La formazione di Trentini avviene accanto a Davide Coda Prin (Rolando Orfei), esperienza che gli permette di conoscere dall’interno il funzionamento della vita circense. Da quell’incontro nasce il desiderio di creare un proprio complesso stabile in terra elvetica. Quando il Medrano debutta attorno al 2020, il progetto viene accolto con un certo scetticismo: avviare un nuovo circo nel pieno di una crisi globale sembrava una sfida quasi impossibile. Eppure, proprio quella sfida si è trasformata nel punto di forza del complesso.
Fin dall’inizio il Medrano sceglie infatti una strada precisa: non inseguire i grandi colossi internazionali, ma costruire un rapporto diretto con il territorio e con il pubblico familiare. Le prime tournée si concentrano nelle storiche piazze del Ticino — Locarno, Agno e Mendrisio — dove il circo riesce progressivamente a conquistare fiducia e continuità. In quegli anni tutto era a noleggio: dapprima le strutture del “Circo Città di Roma” della famiglia Bizzarro, poi le collaborazioni con Alessandrini e Anselmi. Oggi, invece, il Medrano dispone di uno chapiteau di proprietà: un quattro antenne da 28 metri, giallo e rosso all’esterno, dominato dal blu all’interno, accompagnato da moderne gradinate a sedie interamente prodotte in Italia.
L’obiettivo dichiarato da Trentini è sempre stato chiaro: «Non soltanto un circo ticinese, ma un circo svizzero». La vera svolta arriva con l’espansione oltre il Gottardo, portando il complesso anche nelle regioni germanofone e romande. Nel 2026 il Circus Medrano Schweiz non rappresenta più una semplice novità, ma una realtà consolidata, capace di garantire lavoro ad artisti internazionali e di mantenere viva la tradizione del circo classico in una nazione particolarmente attenta alla qualità e alla professionalità degli spettacoli.
Anche il programma 2026 conferma questa identità. Lo spettacolo rinuncia volutamente a costruzioni narrative elaborate o a derive multimediali, preferendo il linguaggio diretto della pista. Presentato semplicemente come “nuovo spettacolo ricco di emozioni, magia e tradizione”, il programma punta sulla formula storica del circo classico: numeri internazionali, atmosfera familiare e forte centralità dell’esperienza sotto chapiteau.
La comicità costituisce il filo conduttore dell’intera produzione grazie alla presenza di due clown complementari. Rudi Brukson rappresenta il cuore comico dello spettacolo: una clownerie delicata, mai eccessiva, costruita su gestualità, musica e rapporto spontaneo con il pubblico. Accanto a lui opera Alan Rossi, interprete di una maschera differente ma perfettamente integrata nel ritmo della pista.
La famiglia Brukson occupa inoltre un ruolo centrale nello spettacolo. Rico Brukson propone un dinamico numero di giocoleria con racchette da tennis, mentre Elena Brukson si distingue nelle discipline aeree, sia al cerchio durante l’ouverture sia in un elegante numero alle stoffe.
Dal Messico arriva Joseline Roa, protagonista di una suggestiva esibizione di sospensione capillare e, successivamente, di un intenso numero di contorsionismo culminante in una presa eseguita esclusivamente con i denti. Il programma alterna così momenti di forte impatto acrobatico a parentesi più poetiche ed eleganti, senza dimenticare il pubblico dei più piccoli.
In questa direzione si inseriscono le bolle di sapone accompagnate da personaggi ispirati ai cartoon e soprattutto le due rare esibizioni con piccoli animali domestici presentate dalla russa Anelya Roslyakova: gatti nella prima parte e furetti nella seconda. Numeri oggi poco frequenti nel panorama circense europeo, ma accolti con entusiasmo dal pubblico familiare.
I momenti tecnicamente più significativi dello spettacolo sono però affidati ai giovani Joan & Diane Lou, artisti svizzeri di origine francese recentemente usciti da una scuola di circo. Il loro adagio acrobatico si distingue per una convincente costruzione scenica basata sul racconto di una coppia in conflitto, mentre il numero alle cinghie, scelto come chiusura del programma, combina energia, tensione e una colonna sonora particolarmente efficace.
Nel complesso, il Medrano 2026 propone uno spettacolo solido, ben ritmato e coerente con la grammatica del circo classico. Senza inseguire l’innovazione estrema, il complesso riesce a mantenere viva quella forma di spettacolo popolare capace ancora oggi di creare partecipazione immediata e meraviglia autentica.
Ed è forse proprio qui che si trova la forza del Circus Medrano Schweiz: nella capacità di occupare uno spazio preciso all’interno del panorama circense europeo contemporaneo. Un circo di dimensioni medie, sufficientemente grande per offrire qualità tecnica, atmosfera e organizzazione moderna, ma ancora abbastanza raccolto da conservare contatto umano, identità e rapporto diretto con il pubblico.
Una formula che, osservando il percorso compiuto da Davide Trentini in questi anni, appare oggi non soltanto credibile, ma anche sorprendentemente attuale.









































