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di Massimo Malagoli

1Da oltre 150 anni il nome Stey rappresenta una delle realtà più longeve e amate del panorama circense svizzero. Una storia che affonda però le proprie radici molto più lontano nel tempo, fino al XV secolo: documenti storici attestano infatti la presenza della famiglia Stey già nel 1437 come stirpe di artisti itineranti, custodi di quella tradizione nomade che attraversò l’Europa ben prima della nascita del circo moderno.

La storia svizzera della dinastia prende forma con Heinrich Stey (†1933), trasferitosi dall’Alsazia a Lachen, sulle rive del lago di Zurigo. Qui diede vita all’“Arena Stey”, una struttura all’aperto con la quale percorse gran parte della Confederazione. Sarà poi il figlio Isidor a compiere il passo decisivo, acquistando il primo tendone e trasformando quell’esperienza nel circo vero e proprio che ancora oggi porta il nome della famiglia.

Nel corso delle generazioni, il Zirkus Stey ha saputo conservare un’identità profondamente popolare, particolarmente radicata nella Svizzera tedesca e nell’Appenzell, territori nei quali continua a essere considerato il “circo di casa”. Sotto la direzione di Martin Stey, la compagnia ha progressivamente ampliato i propri orizzonti artistici, aprendosi a collaborazioni internazionali senza rinunciare ai valori e alle atmosfere del circo classico.

2La stagione 2026 segna una tappa importante di questo percorso con Spirit of Mongolia, una delle produzioni più ambiziose degli ultimi anni. Lo spettacolo costruisce un suggestivo ponte tra la tradizione circense europea e l’immaginario delle grandi steppe asiatiche, fondendo virtuosismo acrobatico, richiami culturali e una forte componente visiva.

Cuore della produzione è la Tuvshin Troupe, composta da dodici artisti provenienti dal Circo di Stato della Mongolia. Il loro repertorio propone una successione di discipline che spaziano dai salti alla corda all’acrobatica a terra, dalla bascula ai pattini fino al cerchio aereo, eseguite con quella precisione tecnica che da decenni caratterizza la prestigiosa scuola acrobatica mongola.

Tra i momenti più impressionanti dello spettacolo spicca il poderoso numero di forza, nel quale pesanti sfere vengono lanciate con apparente facilità e gli artisti danno prova di straordinarie capacità fisiche, arrivando a sostenere il peso dei compagni utilizzando esclusivamente la forza dei denti. Un’esibizione che suscita inevitabilmente stupore e ammirazione nel pubblico. 

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A bilanciare la componente orientale intervengono numeri dal gusto più tipicamente europeo. Tim Thomson presenta i suoi raffinati equilibri con i piatti girevoli, Evelin Boglari conquista il pubblico con le cinghie aeree, mentre Raissa Bolotov porta in pista un coinvolgente numero di hula hoop che contribuisce a mantenere alto il ritmo della rappresentazione.

Uno spazio importante è riservato anche alla nuova generazione della famiglia Stey. Simone Stey, insieme a Evelin Boglari, firma un elegante numero aereo al lampadario, mentre il giovane Rolfi appare dapprima accanto alla madre Mia in una simpatica presentazione con caprette e successivamente nelle riprese comiche insieme al clown cubano Branny Diaz. Quest’ultimo è ben conosciuto anche dal pubblico italiano, in particolare da quello romano, grazie alle collaborazioni con la famiglia Zoppis nelle produzioni Circuba, Circafrica ed Evolution durante la stagione natalizia 2025-2026.

Fedele alla propria tradizione, lo Zirkus Stey non rinuncia alla presenza animale, proponendo una presentazione di sei pony inserita con gusto e misura all’interno della struttura dello spettacolo.

L’aspetto forse più interessante di Spirit of Mongolia risiede tuttavia nella sua costruzione drammaturgica. Accanto ai momenti di forte impatto acrobatico trovano spazio scene più evocative e contemplative, capaci di richiamare il rapporto ancestrale tra uomo, animale e natura. È proprio in questi passaggi che il tema mongolo supera la semplice funzione scenografica per trasformarsi in una vera atmosfera narrativa.

Con questa produzione, lo Zirkus Stey dimostra ancora una volta la propria capacità di rinnovarsi senza perdere il legame con il pubblico familiare e con la grande tradizione del circo itinerante europeo. Un equilibrio difficile da raggiungere, ma che continua a rappresentare il segreto del successo di una delle più storiche dinastie circensi del continente.

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