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di Ettore Paladino

CELESTEAnche gli animali del circo, come in tutti gli altri contesti in cui sono allevati e custoditi, ogni tanto si ammalano. E allora deve intervenire il veterinario. Il problema è che le specie animali sono tantissime, ma nella facoltà di Medicina Veterinaria l’insegnamento si basa solo sugli animali domestici.

Al giorno d’oggi in Italia ci sono molti medici veterinari che, grazie a corsi specifici, tirocini presso strutture apposite, internet e quant’altro, si sono specializzati nella cura di animali esotici e selvatici. L’Ente Nazionale Circhi ha predisposto un apposito elenco di questi professionisti, con relativi recapiti, proprio per assicurare ai propri associati cure adeguate dei propri animali.

Ma fino agli anni Settanta la situazione era ben diversa. Di veterinari in genere ce ne erano molti di meno rispetto ad oggi, e la stragrande maggioranza lavorava su animali di fattoria (bovini, cavalli, pecore, ecc). Pochi quelli che si dedicavano esclusivamente ad animali d’affezione (cani e gatti in testa). Per gli animali selvatici ed esotici si andava a intuito e più o meno a tentativi.

Già all’inizio degli anni ’50 ci fu però un giovane veterinario che, all’indomani della laurea, decise di dedicarsi a questi animali. Si chiamava Vincenzo Celeste, aveva uno studio a Milano, ma per la maggior parte del tempo era in giro per chiamate da circhi e zoo. Conservo un articolo del settimanale “Oggi” (1975) in cui si fa un bel reportage di questo professionista, prendendo spunto da un intervento chirurgico alla zampa eseguito a Milano su un orso polare del circo Triberti.

LEONECeleste racconta di come fosse nata questa sua passione, della sua particolare esperienza nei felini, ma dell’essersi trovato di fronte ad animali di tutti i tipi. Le difficoltà maggiori sono quelle legate alla grande variabilità fra le diverse specie animali in merito ai sintomi e ai farmaci. Problema importante è poi quello dell’anestesia. Intanto nella maggior parte dei casi l’anestetico va somministrato con appositi fucili o pistole, che sparano la siringa che poi una volta entrata nel muscolo inietta in modo automatico il farmaco. Quando si calcola il dosaggio del farmaco, bisogna partire dal peso dell’animale, da cui però va tolto il peso del grasso. E se il primo dato bene o male si può ottenere, per il secondo bisogna andare a intuito. Ovviamente poi per addormentare un orso o un rinoceronte ci vogliono prodotti particolari.

Sul quotidiano della mia città comparve un articolo di cronaca in merito a un intervento eseguito dal dr Celeste su una tigre di non ricordo quale circo. Io ero ancora al liceo, ma negli anni di Università ebbi modo di parlare con il docente che aveva presenziato all’intervento. E che mi disse che l’anestetico usato da Celeste era un prodotto particolare che faceva arrivare dall’ Estero, e che con una piccola dose riuscì ad addormentare la tigre.

ORSONell’articolo di “Oggi” Celeste racconta anche che per addormentare gli elefanti aveva messo a punto un sistema “misto”: prima del farmaco anestetico, faceva bere all’elefante una buona quantità di liquore, di solito grappa o whisky. Ma ci fu un elefante che accettò solo il maraschino…

Ovviamente con un mestiere così gli episodi da raccontare sono tanti, come le ricuciture delle code che capitano molto spesso nei felini. Avere a che fare con questi animali espone ai rischi ma, come giustamente lui dice, per proteggersi ci vuole prudenza e abilità. Tant’è che ha preso più graffiate dai gatti che non da leoni e tigri.

Il dr Celeste fu un po’ il riferimento nazionale per i circhi fino più o meno agli anni Ottanta. Io ho avuto il piacere di sentirlo per chiedergli se poteva procurarmi dei vaccini per le tigri, che mi aveva chiesto Roberto Bellucci. Fu cordialissimo e nel giro di pochi giorni ricevetti il tutto.

Mi fa piacere ricordarlo perché fu un “pioniere” di questa branca della professione veterinaria.

 

 

Le foto sono tratte dal settimanale OGGI anno XXXI nr.23 del 02.06.1975