di Alessandro Grasso
Fatima Correira, Anita Canestrelli e Armando CanestrelliC’era una volta l’Accademia del Circo a Cesenatico, prima che trovasse la sua nuova e definitiva sede a Verona. Ed è proprio nella cittadina romagnola che i figli di Armando Canestrelli e Fatima Correia, dopo aver mosso i primi passi nel circo di famiglia, il Circo ARBELL, hanno avuto l’opportunità di apprendere e perfezionare l’arte circense.
Ho avuto il piacere di incontrare e parlare con Anita Canestrelli, in arte Bibì, nata a Melito Porto Salvo (RC) il 26 marzo 1982. Insieme al fratello Osvaldo e alla sorella Jennifer, Anita ha vissuto in prima persona gli anni dell’Accademia di Cesenatico.
Nel 1993, a soli undici anni, Anita entra in Accademia insieme al fratello Osvaldo, di un anno più grande. L’anno successivo, nel 1994, li raggiungerà anche la sorella Jennifer.
Che ricordi hai dell’edificio dell’Accademia?
«Ricordo una struttura molto bella, quasi in stile college, ospitata in una colonia estiva vicina al mare e immersa nel verde. C’erano un campo da pallavolo, uno da calcetto e due palestre: una grande, all’interno di un capannone, e una più piccola nella struttura principale.
Al piano terra si trovava il corridoio con le camere dei ragazzi più grandi e di quelli che frequentavano dalla seconda media in poi. Al piano superiore, invece, c’era un altro corridoio: da una parte si trovavano le stanze delle ragazze e dall’altra quelle dei ragazzi.»
Osvaldo, Jennifer, Rossella, Vanessa e AnitaCom’era una giornata tipo all’Accademia?
«Per chi frequentava la scuola, la sveglia suonava alle sette del mattino. Dopo la colazione, alle 7.30 si prendeva il pulmino per raggiungere la scuola pubblica, dove rimanevamo fino alle 13.
Alle 13.30 si rientrava in Accademia e si pranzava tutti insieme nella mensa della struttura: allievi, professori e direttore. Dopo mezz’ora di pausa iniziavano i compiti scolastici, sempre seguiti dai professori.
Dalle 15.30 alle 16 facevamo danza classica con la signora Elena; subito dopo ci ritrovavamo tutti nella palestra grande per il riscaldamento, fino alle 16.30. A quel punto ognuno raggiungeva il proprio maestro per dedicarsi alle discipline circensi. Gli allenamenti proseguivano fino alle 19.30, quando ci si ritrovava nuovamente tutti insieme in mensa per la cena.
Per chi non frequentava la scuola, invece, le attività iniziavano alle 9.30 e continuavano fino alle 12.30. Il venerdì mattina era libero e ne approfittavamo quasi tutti per andare a passeggio per Cesenatico.
Durante il primo anno, la domenica mattina si andava tutti a messa. Dal secondo anno non era più obbligatorio e ricordo che il parroco, quando veniva in Accademia per il catechismo, si lamentava con il signor Palmiri perché non tutti gli allievi partecipavano alla messa.
L’anno accademico procedeva di pari passo con quello scolastico: festività e vacanze estive coincidevano e, durante questi periodi, chi poteva raggiungeva il circo della propria famiglia.»
Quali discipline hai imparato in Accademia?
«Nel mio caso non fui io a scegliere le discipline, ma mio padre. Durante il primo anno, insieme a mio fratello Osvaldo, praticavo antipodismo con la signora Valentina, tutti i giorni dalle 16.30 alle 18. Dopo una piccola pausa per la merenda, ci dedicavamo agli icariani con alcuni insegnanti russi, dei quali purtroppo non ricordo più i nomi.
L’anno successivo arrivò anche mia sorella Jennifer e iniziò a studiare gli icariani, disciplina che praticò per altri due anni.
Una volta terminata la scuola pubblica, durante il quarto anno imparai anche l’hula hoop. Mio fratello Osvaldo, oltre agli icariani e all’antipodismo, studiò anche il filo.
Per il saggio finale dell’Accademia ricordo che il nostro numero, che univa antipodismo e icariani, fu impostato e creato dalla signora Elena e dal signor Gerola, che arrivava in Accademia nel mese di giugno proprio per preparare il saggio.»
Chi erano i tuoi compagni di avventura?
«Ricordo con particolare affetto le ragazze con le quali avevo legato maggiormente: mia cugina Jennifer Medini, Suellen Sforzi, Rita Carnevale, Nancy Rossi, Lesly Casartelli e Cendy Hones, oltre a due ragazze, Clara e Milena, che non provenivano dal mondo del circo e delle quali, purtroppo, non ho più avuto notizie.
Mio fratello Osvaldo era invece molto amico di Patrick Folco, Maicol Errani e dei fratelli Elvio, Alessio e Halan Marsico, che provenivano dal mondo delle giostre. Per un solo anno frequentò anche Bruno Meggiolaro.
Mia sorella Jennifer faceva parte del gruppo delle più piccole, insieme a Suellen Casu e alle sorelle Valeriu.
Quando arrivammo in Accademia, tra gli allievi più grandi ricordo la presenza dei fratelli Peres, dei Guidi, dei D’Amico, dei Ciriello e dei Curatola, che proprio quell’anno conclusero il loro percorso.»
Per quanti anni si poteva frequentare l’Accademia?
«Io iniziai dalla prima media, mentre mia sorella cominciò già dalla quinta elementare. Ricordo, inoltre, che le sorelle Casartelli frequentarono l’Accademia per diversi anni, perché la loro famiglia lavorava spesso all’estero e loro dovevano continuare gli studi.
Non esisteva quindi un numero di anni rigidamente prestabilito: molto dipendeva dal percorso scolastico e dalle discipline circensi che si dovevano imparare.»
Come furono i rapporti con i compagni della scuola pubblica?
«Il primo anno mi trovai malissimo. Non riuscivo a legare con nessuno e tendevo a rimanere sola. Questo accadde anche perché capitai da sola in una sezione, mentre le altre ragazze dell’Accademia furono inserite insieme in un’altra classe.
Dal secondo anno, però, le cose cambiarono e non ebbi più alcun problema.»
C’è un episodio accaduto in Accademia che difficilmente dimenticherai?
«Gli episodi sono tantissimi, così come le persone conosciute e le esperienze vissute. Ma ce ne sono due che mi sono rimasti particolarmente impressi.
Il primo riguarda il signor Palmiri: quando voleva farci stare zitti e richiamare la nostra attenzione durante i pasti, batteva la forchetta sul bicchiere. Immediatamente calava il silenzio in tutta la mensa!
Il secondo mi fa ancora sorridere. I ragazzi mi mandavano sempre dal signor Palmiri a chiedere il permesso di giocare a pallone perché io ero la sua “cocca”. Ero anche un po’ ruffiana e riuscivo quasi sempre a ottenere il permesso!
Un giorno, però, combinammo qualche marachella e fummo convocati tutti nel suo ufficio. Ricordo ancora quello che mi disse: “Da tutti me lo sarei aspettato, tranne che da te!”.»
Terminata l’Accademia, con quali numeri vi siete esibiti?
«Una volta tornati al Circo ARBELL, ci siamo esibiti per diversi anni con i numeri imparati in Accademia. Presentavamo tutti insieme il numero che univa antipodismo e icariani; Osvaldo si esibiva anche al filo e io con l’hula hoop.
Negli anni successivi creammo altri numeri insieme alle nostre sorelle Rossella e Vanessa: il pattinaggio acrobatico, i cerchi aerei e le fasce.
Nel 1999, con il numero impostato in Accademia, partecipammo a Montecarlo al Festival “La Première Rampe”.»
Anita con il marito Danilo dell'AcquaAnita oggi
«Nel 2008 mi sono sposata a Canosa di Puglia con Danilo Dell’Acqua, con una bellissima cerimonia celebrata da don Luciano Cantini. Dopo il matrimonio lasciai il circo di famiglia, il Circo ARBELL, per seguire mio marito nel suo Circo Acquatico Dell’Acqua.
Insieme siamo stati parte integrante dello spettacolo dell’Acquatico e ci siamo esibiti anche in un numero di fasce aeree in stile Broadway. Tra le discipline imparate in Accademia, quella che ho continuato a presentare in pista è stata l’hula hoop: un classico che conserva sempre il suo fascino.
Nel 2010 è nato il nostro primogenito, Gabriel, e nel 2015 è arrivata la piccola di casa, Sarah.
Oggi sono moglie, mamma e insegnante dei miei due figli.»
E Osvaldo e Jennifer, dopo l’Accademia?
«Osvaldo e Jennifer, insieme alle mie sorelle Rossella e Vanessa, che invece non hanno frequentato l’Accademia, sono stati parte integrante dello spettacolo “Dove la realtà fa sognare” del Circo ARBELL.
Osvaldo, insieme a Vanessa, si esibiva in un numero di jockey a cavallo, una disciplina che negli ultimi anni si vede sempre meno negli spettacoli circensi, ma che conserva un fascino straordinario.
Tutti insieme abbiamo presentato anche un numero di pattinaggio acrobatico, con alcuni passaggi davvero interessanti. Jennifer e Rossella, invece, si esibivano in un numero di giocoleria a due con cerchi, clavette, palline e clavette infuocate.
Jennifer, Rossella e Vanessa presentavano inoltre un numero di cerchi aerei, dando vita a un quadro ispirato al film Pirati dei Caraibi.»
È un’esperienza che ripeteresti?
«È stata una bellissima esperienza. Se potessi tornare indietro, la rifarei senza ombra di dubbio.
Sono insegnamenti che ancora oggi mi tornano molto utili e che posso trasmettere ai miei due figli, i quali stanno costruendo il proprio percorso artistico, in Italia e all’estero, ottenendo importanti soddisfazioni.
Ma questa… è un’altra storia.»