«Siamo i più bravi d’Europa», dice Enis Togni, uno dei figli di Ferdinando del Circo Americano. «Abbiamo avuto due milioni di spettatori, ma vedrete in seguito…»
L’imponente carosello equestre: 56 cavalli sulle tre piste, «mandati», come si dice in gergo, da Bruno Togni, Loris Jacobsen e Tommy Cardarelli.
a cura di IVAN LANTOS - fotografie di ANGELO COZZI
A Lilla (Francia), gennaio, abbiamo chiesto a una cinquantina di persone, uomini, donne, di età differente, di diversa condizione sociale, che cosa ricordasse loro il nome «Togni». Una signora ha risposto: «Non saprei». Un signore: «Un ex ministro». Tutte le rimanenti quarantotto hanno detto: «Il circo». Tra le persone cui ci siamo rivolti non c’erano bambini: il giochetto sarebbe stato troppo facile.
TUTTI ATTORNO A NONNO NANDO I Togni «americani», qui a destra, un alato di famiglia. Al centro Ferdinando Togni, 80 anni, fondatore del Circo Americano, accanto a lui la moglie Alba Mazzacesi, 70 anni. Anche se non scendono più in pista papà e mamma Togni vivono nel circo.L’unanimità della risposta non stupisce. La dinastia dei Togni è infatti la più numerosa del mondo e i circhi «intestati» a loro sono più di uno. È anche una delle famiglie circensi più antiche. Tutto ebbe inizio quasi cento anni fa, nel 1880, a Pesaro dove aveva innalzato la sua tenda il Circo Torinese di Giovanni De Bianchi. Tra coloro che erano accorsi ad ammirarne le attrazioni c’era anche un giovane funzionario dello stato, un certo Aristide Togni. Ma più che sugli scherzi dei clown o sulle prodezze dei giocolieri l’attenzione di Aristide si concentrò su una bella cavallerizza, Teresa De Bianchi, figlia del proprietario. Però l’abilità della ragazza, che era brava davvero, non c’entrava molto, tanto che Aristide Togni gettò alle ortiche la finanziaria nera e la carriera nell’amministrazione del neonato Regno d’Italia ed entrò, al ritmo di marcia nuziale, nel circo.
SILVANA CAVALCA IL SUO ELEFANTE Silvana Togni, 14 anni, in groppa a un elefante. Protagonista del numero dei pachidermi su fratello Flavio, 19 anni, che fa il domatore da quando ne aveva solo dodici.Aristide e Teresa ebbero otto figli, quattro maschi e quattro femmine. I quattro maschi, Riccardo, Ercole, Ugo e Ferdinando, quando il padre morì, poco dopo la Prima guerra mondiale, a Pordenone, diedero vita al primo Circo Togni. Negli anni ’50 i fratelli si separarono, il loro circo era diventato talmente grande da poterne «generare» altri.
Il Circo Americano, seconda tappa del nostro «viaggio», quello fondato da Ferdinando Togni. Lo abbiamo raggiunto a Lilla nel nord della Francia. A farci da guida è Enis Togni, il secondo dei figli (sono quattro) di Ferdinando. Enis ha rinunciato a scendere in pista ed è diventato un vero e proprio manager.
La prima domanda che ci viene di porgli è quasi banale, anche se riflette una curiosità che forse è di molti: «Perché Circo Americano, questo che è italianissimo?». «Noi Togni» risponde Enis «siamo numerosi, abbiamo diversi circhi e sarebbe difficile per il pubblico identificarli con precisione solo dal nome. Il nostro, in particolare, è stato in Italia il primo circo a tre piste, sul modello americano, e di qui l’idea della nostra insegna».
«Il famoso Circo Americano» si legge sul programma «nella sua lunga e trionfale tournée in Europa ha percorso più di venti paesi e duemila città europee. Calcolando che la media giornaliera di presenze è di seimila persone, si può dire senza timore di errare nei calcoli che più di due milioni di spettatori hanno ammirato nel continente europeo questo favoloso spettacolo». Sono cifre che, da sole, possono dare l’idea della «forza» di questo circo. Ma di quello che il Circo Americano e parlano anche i fatti, la cronaca.
ANCHE I MARZIANI IN PISTA - Lo sbarco dei marziani al Circo Americano. Il numero del disco volante è uno dei più suggestivi. Dal grande veicolo spaziale che emana fumi e luci colorate escono i danzatori del Trio Don Del Oro.Molti certo ricorderanno che qualche settimana prima dello scorso Natale il Circo Americano venne bloccato dalle autorità municipali di Parigi. Secondo autorevoli indiscrezioni si trattava di un’azione promossa da concorrenti francesi che temevano la presenza del circo italiano nel loro feudo. I motivi erano in effetti fondati: «Il circo italiano» afferma il signor Murillo, un collaboratore di Enis Togni, «è oggi il migliore d’Europa, se si escludono i sovietici, che però non si vedono molto in giro». La situazione dei Togni seduti sul materiale del loro circo ancora tutto smontato era drammatica. Per di più al fine di evitare che venisse loro voglia di montarlo c’era una vera e propria folla di poliziotti a far da guardia. «Come se fossimo delinquenti» ricorda con rammarico Enis Togni. Poi il «miracolo» dovuto alla forza della popolarità, all’affetto del pubblico. «Ci furono manifestazioni popolari: i parigini reclamavano con cortei il nostro circo» racconta Enis «poi si mossero le autorità. Papa Wojtyla telegrafò al presidente Giscard perché intervenisse. A dispetto di chi voleva fermarci, e nel pieno rispetto della legalità, il nostro chapiteau si alzò nel cielo di Parigi».
CREDI CHE DISCENDO DA TE? Nella foto a destra Elio Jarz in un divertente numero con gli scimpanzé. Gli Jarz sono un’altra delle «grandi famiglie», imparentati anche con i Togni. Tra gli animali del circo gli scimpanzé sono i più versatili.Ferdinando Togni, 80 anni, da tempo non scende più in pista, ma continua a vivere nel «suo» circo. Potrebbe anche sistemarsi nella sua bellissima casa di Brescia, ma non vuole, ha deciso di morire (il più tardi possibile) sulla strada. D’altronde sulla strada, nel carrozzone dei genitori, al riparo di una chiesetta di Padulle, in Emilia, è nato. L’abbiamo incontrato nel suo comodissimo caravan, impegnato in una partita a tresette con la moglie Alba Mazzacesi, di dieci anni più giovane di lui. «Mi lasci terminare la mano» chiede alzando appena gli occhi dalle carte. È lui il «gran vecchio», l’emblema vivente della storia del circo italiano come dice suo figlio Enis. Definirlo «vecchio» è però ingiusto, non si può misurare un uomo con il metro dell’anagrafe. Ferdinando Togni, detto Nandino, è giovanile e brillante. Di lui si dice che sia il più grande esperto di cavalli vivente e ancora oggi molti, da ogni parte del mondo, si rivolgono a lui per un suggerimento, per un consiglio in materia. Che cos’è per quest’uomo il circo? «E’ la vita» risponde pacato e non riesco a immaginare che ci possa essere altro.
L’ABBRACCIO DELLE BELVE - Nella foto sopra è possibile scorgere la testa del domatore Paul Noel mentre si esibisce in un numero da brivido: steso a terra Paul si fa «abbracciare» dai suoi leoni. Paul Noel è considerato uno dei più straordinari domatori del mondo, l’intesa con le belve è perfetta.Ferdinando, che forse è più giusto definire il «patriarca», è conosciuto in tutto il mondo, dalla gente più modesta, ma anche dai grandi. Ha più relazioni internazionali ad altissimo livello lui di un diplomatico.
Il Circo Americano è l’unico che si è esibito in Vaticano, davanti a papa Giovanni Paolo II, ed è ancora il Circo Americano quello cui Ranieri, principe di Monaco, affida l’organizzazione del Festival mondiale del circo di Montecarlo, la più importante rassegna circense del mondo.
I RAGAZZI «TUTTOFARE»
Nella foto a sinistra il più grande dei figli di Enis Togni, Flavio, mentre «gioca» con un elefante. Flavio è anche un provetto domatore di tigri. Nella foto sopra la sorella minore Silvana che si esibisce oltre che con gli elefanti anche come cavallerizza, al trapezio e nella «danza aerea», in un «passo» della quale la vediamo qui impegnata.
Soddisfazioni dunque e grandissime. Ma quali i risvolti amari? «Dispiaceri veri e propri non ce ne sono» afferma Enis Togni «c’è la fatica, la responsabilità, ma si tratta di cose all’ordine del giorno. Quello che forse ci amareggia di più è la convinzione diffusa, soprattutto in Italia, che il circo sia uno spettacolo solo per bambini. Si tratta di una visione quanto mai riduttiva e sbagliata. Il circo, con la sua carica di divertimento, ma anche di grande moralità, è l’unico vero spettacolo "per tutti". I bambini sono importanti, ma rappresentano solo una parte del pubblico. I grandi numeri sono per gli adulti. Basti pensare che molti di essi vengono richiesti e rappresentati in locali di spettacolo come il Moulin Rouge o il Lido.
«Che non sono proprio» conclude «dei nidi d’infanzia».





