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UNA VERA DINASTIA

Foto di gruppo del circo di Cesare Togni. Al centro, Ugo Togni, 83 anni, il capostipite. Alla sua sinistra (col cappello nero), il figlio Cesare che dirige oggi il circo. Sposato con Ester Colombo, Cesare Togni ha quattro figli (Elvio, Alex, Viviana e Italo) che compaiono nella fotografia e che lavorano tutti nell’azienda familiare. All’estrema destra della foto, la figlia di Dario Togni col marito Renzo Larible, coi baffi, e le due figliolette. Alla destra di Ugo Togni, seduta sulla sedia, Teodolinda Togni, sorella di Ferdinando, con il marito Francesco Miletti, il figlio Walter e le figlie Lisa e Ori.

 

TOGNI, TOGNI, ANCORA TOGNI: BUON SANGUE NON PIANGE

Ugo, 83 anni, segue su un vecchio carrozzone gli spostamenti del «suo» circo, che adesso è diretto dal figlio Cesare. Questi, a sua volta, ha abbandonato a malincuore il lavoro «attivo» ma in pista c’è già l’erede: suo figlio Elvio.

 

Il carrozzone di legno con la vernice che si scheggia corrosa dalle intemperie è ormai solo un ricordo. Fa parte di una visione oleografica del circo, nostalgica e un po’ bugiarda, eppure in mezzo alle modernissime e confortevoli roulotte del circo di Cesare Togni c’è uno di questi vecchi carrozzoni. Ci abita Ugo Togni, un autentico patriarca del circo, figlio di Aristide Togni e di Teresa De Bianchi, fondatori della dinastia.

SA ANCHE DIPINGERE - Ugo Togni nel vecchio carrozzone dove abita. Da quando non lavora più, dipinge.A ottantatré anni suonati Ugo Togni si è ritirato dall’arena ma non dal circo la cui direzione è affidata al figlio Cesare. Il signor Ugo è di fatto un’autentica istituzione: padre tiranno, archivio vivente della storia del circo, maestro di numeri e «ingegnere» di costruzioni circensi. «Mio padre», afferma Cesare Togni sugli scalini che conducono nel carrozzone, «è un uomo difficile e a volte ostinato. Per esempio, non ha mai voluto abbandonare questo vecchio carrozzone. Nemmeno quando è morta mia madre siamo riusciti a convincerlo a venire a vivere con uno di noi figli. Ha preferito rimanere qui dentro dove ha deciso di morire».

Ugo Togni ci accoglie con un sorriso avaro che si spegne del tutto quando viene a sapere dal figlio che siamo «della stampa». «Voi giornalisti», afferma, «non avete fatto del bene al circo. Forse siete troppo istruiti per capire un mondo che trae la sua forza dalla semplicità, dalla mancanza di istruzione».

È un modo di ragionare che può sembrare bizzarro, ma che bisogna interpretare nel senso giusto. Il signor Ugo non è un «difensore d’ufficio» dell’ignoranza; lui stesso, da autodidatta, ha imparato tante cose da meritare forse una laurea (progetta nuovi chapiteau per circhi, conosce diverse lingue, dipinge). Quello che intende dire è che il circo, per poter mantenere la sua integrità morale, deve rimanere un mondo per certi aspetti chiuso, autodifeso. Poi nel caldo carrozzone, davanti ad un’enorme tazza di caffè bollente, la diffidenza verso il «giornalista» si scioglie, o forse si stempera soltanto, ma quanto basta a dare la stura ai ricordi di ottanta anni di vita nel circo.

«Qualcuno di quei ragazzi era venuto su anche bene, aveva imparato buoni esercizi, ma il più delle volte», ricorda il signor Ugo, «rimanevano dei “fermi” dentro, nell’anima. Uno di questi ragazzi, per esempio, bravissimo giocoliere, divenne anche un abilissimo ladro e finì, come era giusto, in galera. Ad un circense autentico non sarebbe successo».

Ugo Togni ricorda la trasferta americana, un momento di autentico trionfo per i diavoli volanti del suo circo, che mandavano in delirio gli yankee, pure abituati a numeri altamente spettacolari. Il più bravo di quei ragazzi impennati sui vertiginosi trapezi era proprio Cesare, questo signore che oggi ci sta davanti con il suo cappello a lobbia nera, la figura un po’ appesantita di chi trascorre molte ore dietro una scrivania. Non vogliamo fare torto a Cesare, ma è la realtà: ieri era il primo trapezista in grado di fare una tripla piroetta e il doppio salto mortale, oggi è un abile direttore che fa funzionare la macchina del circo. 

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TANTO ESERCIZIO...

Qui a destra, Renzo Larible, famoso giocoliere e trapezista, allena le figlie Kathleen e Samantha, di 11 e 7 anni. Per diventare giocolieri è necessario molto esercizio e iniziare fin da piccolissimi.

...PER RIUSCIRE PERFETTAMENTE

A fianco e qui sopra, altre due fasi dell’allenamento cui papà Renzo sottopone le figlie. Esse però non trascurano gli studi e frequentano le scuole elementari del circo.

 

«Sono diventato», ammette Cesare Togni, «direttore controvoglia: nel circo ho fatto praticamente tutto cominciando da bambino: il trapezista, il pagliaccio, l’acrobata. Forse, era giusto che facessi anche il direttore. D’altronde se da una parte c’era il rammarico nel dover cedere il passo ai giovani, nel dover trasferire responsabilità che erano anche fonte di soddisfazione, c’è anche la gioia di guardare i figli che crescono e capire che almeno uno di loro sarà il continuatore». 

3Danila Togni (figlia di Darix, il domatore scomparso), che nel circo di Cesare Togni è un po’ la factotum.

4Kathleen Larible, figlia di Renzo e Danila Togni, si allena per diventare giocoliera. Kathleen è solo undicenne ma sono già alcuni anni che si tiene in esercizio.

L’erede di Cesare Togni è ed è suo figlio Elvio. L’abbiamo seguito, senza che lui lo sapesse, in una prova, nel cerchio vuoto, con i suoi cavalli. C’è una differenza profonda tra il circo pieno di pubblico, illuminato, con la banda che suona e l’arena appena illuminata da un riflettore, dove si ode solo il battere degli zoccoli dei cavalli, lo schiocco della frusta e il grido dell’addestratore. È in questo momento che l’anima del circo, custodita con gelosia dalla sua gente, si mette a nudo. È un qualcosa difficile da descrivere ma che si avverte; un qualcosa di antico, di profondo, di semplice e al tempo stesso complicato da comprendere. Osservando quell’uomo solo con i suoi cavalli ci sono ritornate alla mente le parole di Ugo Togni a proposito della «bontà» dell’ignoranza. La sintesi del suo pensiero era tutta lì: suo nipote a confronto con gli animali, senza mediazioni culturali di nessun genere, istinto con istinto e, perché no? intelligenza con intelligenza.

A cura di Ivan Lantos. Fotografie di Angelo Cozzi.

 

articolo tratto da "Domenica del Corriere" settimanale del Corriere Della Sera
19 Marzo 1980 - Numero 12 - Anno 82
(collezione Roberto Rossanigo)