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Consiglieri:

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Segretario:

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PP1di Vittorio Marini

 

Era un pomeriggio di fine agosto 1989 quando il famoso acrobata funambolo Philippe Petit, stupì la gran folla accorsa, a Parigi, per vedere la sua memorabile impresa: percorrere, su un filo teso a più di cento metri d’altezza, la distanza di 700 metri tra il Palazzo del Trocadero e il secondo piano della Tour Eiffel, per consegnare al Sindaco parigino, Jacques Chirac, una copia della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, a 200 anni dalla proclamazione.

Per quarantacinque lunghi minuti, fra nuvole, vento e qualche spruzzo di pioggia, Parigi trattiene il respiro. La città è silenziosa come se fosse sotto l’effetto di una magia, per non distrarre quell’esile figura bionda, segnata da mille rughe a soli 38 anni. Un grido potrebbe distrarlo e farlo precipitare.

Un giorno Philippe Petit ha detto: “In alto, su un filo, mi sento inondato di stupore, di paura e anche di benessere. E allora ricordo i giorni di quand’ero bambino e mi arrampicavo sugli alberi, alla ricerca della cima. Anche a quei tempi, dovunque mi trovassi, tendevo dei fili immaginari, spesso tra una montagna e l’altra. Lo spazio mi chiamava”.

Per qualche tempo si è anche esibito nel circo Barnum, ma sono le sue imprese ad alimentare il mito di Philippe Petit. Nell’estate del 1971 va da una torre all’altra di Notre Dame e lo arrestano perché non ha l’autorizzazione. Nel 1974 percorre su un cavo che unisce, a 415 metri di altezza, le vette del World Trade Center a Manhattan. Poi c’è il ponte di Sidney e poi ancora i crateri dei vulcani.

Philippe Petit, all’inizio di un suo libro, si descrive così: “Sono un uomo che vuole l’impossibile”