di Ettore Paladino
Parlando di domatori italiani, tra i tanti nomi celebri, per il grande pubblico o anche solo per gli appassionati, non troviamo molte artiste donne. Diverse circensi, anche famose, si sono cimentate con tigri e leoni ma per lo più per periodi brevi; poche le domatrici che si sono dedicate a questa specialità più o meno per tutta la loro carriera artistica.
Una di queste è sicuramente Rina (Caterina all’anagrafe) Bizzarro. Figlia di Fiorino e Anna Carenzi, nata nel 1934, inizia la sua carriera artistica come acrobata e cavallerizza, ma già coltiva un interesse particolare per gli animali feroci.
Il circo di famiglia negli anni ’50 agisce nel Nord Africa. Lavora bene, trova sostegno e interesse nelle autorità locali, e presenta ottimi spettacoli con artisti importanti. Fra questi un domatore francese, Antoine Zerbini, che, visto il periodo, guarda più avanti rispetto ad altri suoi colleghi. Rina resta affascinata dal suo metodo e stile, basato sull’assoluta dolcezza. Così sotto la sua guida inizia a imparare il mestiere. Durante la permanenza in Egitto, l’allora presidente Nasser assiste allo spettacolo, e ne resta talmente colpito che regala alla Direzione due giovani leoni di 6 mesi. È lì che scatta il “feeling”. Rina prende in consegna questi animali, se ne occupa personalmente, inizia ad addestrarli. Usando appunto la massima dolcezza, comprensione e condivisione. Tant’è che uno dei due leoni si era abituato a dormire ogni tanto in carovana.
Così nel 1956, a Tripoli, nasce il primo numero di gabbia di Rina. Fra gli “spilli” uno che è rimasto celebre e presentato poi per quasi tutta la sua carriera: l’offerta a un leone di una bistecca tenuta tra i denti. La confidenza tra Rina e i suoi leoni non solo si evidenzia durante il lavoro, ma permette anche di risolvere situazioni delicate verificatesi in seguito a incidenti. Sempre nel 1956 a Tripoli alcuni leoni scappano, ma Rina riesce a recuperarli grazie alla sua determinazione unita a tranquillità. Episodio a cui la stampa locale dà molto risalto!
A Firenze il circo fu colpito gravemente dall’alluvione, e per alcuni giorni restò isolato. Due leoni riescono a scappare, stimolati anche dalla fame. Uno dei due, maschio è ancora nelle vicinanze e viene ripreso presto. La femmina va nel cantinato di una casa; viene montato il tunnel, Rina va giù da sola. Con un pezzo di carne e con tanta pazienza riesce a calmare l’animale e a farla entrare nel tunnel e da lì nel carro-gabbia.
Parlando del suo numero e del suo stile in pista, intanto va ricordato che non ha mai rinunciato a presentarsi con femminilità, sia nei costumi che nei movimenti. Spesso indossava una parrucca, e una sera le tornò molto utile, perché saltò la luce mentre stava “abbracciando” un leone maschio. Che d’istinto, trovandosi al buio, le afferra la testa coi denti, e per fortuna gli resta in bocca solo la parrucca!
Nell’estate del 1974 i Bizzarro sono a Sanremo. Viene ad assistere allo spettacolo il principe Ranieri, che resta molto colpito dal numero di leoni di Rina e degli elefanti di Alvaro. Li invita a partecipare al festival di Montecarlo, di cui si stava preparando la prima edizione per dicembre. Proposta che fu molto gradita, ma che purtroppo fu poi declinata per motivi di salute.
Io personalmente ho visto diverse volte il numero di Rina e non posso che confermare il suo stile al contempo sicuro e rilassato, e la richiesta agli animali di molta precisione.
La carriera di domatrice impegna Rina per circa 35 anni! un bel record. E fra i tanti nipoti che vivono con lei nel circo di famiglia ce n'è una, donna come lei, che si appassiona ai grandi felini e ne segue le orme, Elisabetta Bizzarro. Nome molto conosciuto fra noi appassionati, e di cui sicuramente parleremo.




