di Vittorio Marini
Circo Sarrasani, Dresda 13 Febbraio 1945: è in pieno svolgimento lo spettacolo serale, davanti ad un folto pubblico di 3500 spettatori. Sono le 22,40 quando il capopista dà l’allarme per lo sgombero della sala. È Enrico Caroli che racconta: “Eravamo appena entrati in pista, quando successe il finimondo: bombe da tutte le parti. Il pubblico riuscimmo a sgomberarlo, ma fuori, tutti si accalcarono sui ponti dell’Elba, quasi subito distrutti, poi arrivò il fuoco, quello degli spezzoni al fosforo dell’attacco dei quadrimotori americani su Dresda. Il Circo Sarrasani era in muratura, con le cupole di rame; le vedemmo sollevarsi sulle colonne deformate dal calore, poi ricadere, travolgendo tutto. Come siamo riusciti a salvarci, non lo so. I nostri sei cavalli, il materiale, tutto sparì nel fuoco. Poi ricominciammo. Già, al circo si ricomincia sempre.”
Il nome dei Caroli appartiene alla leggenda del circo; la dinastia circense viene fondata da Giovanni Caroli, macellaio di Faenza, che abbandonò tutto per seguire una danzatrice sul filo. Sempre scritturati dai grandi circhi di tutta Europa: “Si va in ogni paese, meno che in America: Kenneth Feld voleva ingaggiarci per quattro anni per Barnum, ma cosa volete, nel 1930 nostro padre ci disse “Ragazzi, date retta, meglio non passare mai l’oceano, tanto qui c’è sempre lavoro”. Continuiamo a dargli retta.”
Tre fratelli, Enrico, Ernesto e Francesco, con mogli, figli e nipoti, in tutto diciassette persone: quando arrivavano con i loro sette cavalli, le roulottes ed i camions per gli accessori dell’entrata clownesca era come se arrivasse un nuovo circo nel circo!
Enrico Caroli era considerato, insieme al giocoliere Enrico Rastelli e i trapezisti Codonas, una delle tre grandi attrazioni mondiali del circo di tutti i tempi; eseguiva il suo mirabolante doppio salto mortale dal primo al terzo cavallo e doppia piroetta, un exploit unico nella storia dell’acrobazia a cavallo. Egidio Palmiri di lui disse: “Enrico Caroli è stato il più grande cavallerizzo non solo dei tempi che sono stati ma anche dei tempi che verranno. Per arrivare a certe vette bisogna avere il talento innato di Enrico Caroli, bisogna avere lo spirito di sacrificio di Enrico Caroli, bisogna lavorare sul cavallo fino alla nausea come Enrico Caroli.”
I vecchi amici del circo ebbero l’onore e la fortuna di ammirare la Troupe Caroli, in Italia, in due occasioni: nel 1975/76 scritturati dal Circo Medrano di Leonida Casartelli e nel 1986 al Circo di Cesare Togni, quando Enrico, deceduto nel 1983, veniva sostituito, nell’entrata clownesca, dal figlio Domenico.
Quello che abbiamo potuto vedere in quegli anni erano i due numeri tradizionali dei Caroli: le acrobazie a cavallo e l’entrata comica musicale. Il jockey eseguito dai figli e nipoti: equilibrismi sulle groppe dei cavalli,
jonglage con le clave, acrobazie, piramidi equestri, salto mortale da cavallo a cavallo. C’era anche Juanita, nipote di Enrico, l’unica donna che sapeva fare il salto mortale da cavallo a cavallo; lei che fu salvata, quasi per miracolo, dall’incendio del circo Sarrasani a Dresda, nel 1943, mentre dormiva nel suo cestone, aveva quattro mesi, nel camerino del circo. Finale
tutti in sella in un carosello di destrieri, di cavallerizzi, di bandiere spiegate e un uragano di applausi.
E poi i Clown Francescos, Enrico, Ernesto e Francesco. Indescrivibili. Mi ricordo che quando furono scritturati da Medrano, andai per tre o quattro volte a Milano per vederli, erano qualcosa di unico ed irripetibile. Prendo a prestito i commenti, “Circo 1975”, di Enrico Bassano: “Entrate comiche classiche, diciamo pure all’antica, ma una gioia vederle ed ascoltarle nei gesti e nelle battute, parteggiare subito per Ernesto, il clown dall’aria semplice, quasi infantile, con lampi di furbizia, prodezze ingenue, colloqui muti col pubblico (basta lo sguardo), amicizia immediata con i bambini. L’entrata dei palloncini colorati è un piccolo gioiello di comicità; Enrico lo ha rimpolpato, riverniciato, bollato con la sua maschera incantevole, perché semplice e umana. Finale tutto in musica con figli e nipoti, il pubblico batte le mani in accompagnamento e l’interno del circo si trasforma in una kermesse di letizia, di partecipazione, di amichevole e fraterno saluto.”














