di Ettore Paladino
Giancarlo FranchettiIl circo italiano vanta due famiglie Franchetti. Quella cui si riferiscono i due nomi di sopra origina da Carlo Franchetti, nonno di Giancarlo, che alla fine dell’‘800 sposa una circense. Giancarlo inizia la sua carriera di artista come acrobata e cavallerizzo, per passare poi all’addestramento e presentazione dei felini, specialità cui si dedica per circa trenta anni.
Lavora in Spagna dieci anni, dal 1960 al 1970. Come domatore si presenta con uno stile tradizionale per quel periodo, un’espressione un po’ seriosa e quasi di sfida con gli animali (leoni). Presenta esercizi particolari come la testa nelle fauci di un leone e un giro di pista con un leone (maschio!) sulle spalle.
Il figlio Alessandro (Alex) inizia anche lui come acrobata, ma segue con interesse il lavoro del padre, e a metà degli anni ’80 a poco a poco subentra a lui nello spettacolo. Come di solito capita a ogni cambio generazionale, apporta uno stile diverso nella presentazione del numero: più rilassato, più confidenziale con gli animali, mantenendo comunque la costruzione generale del numero. Io lo vidi per la prima volta nel gennaio 1987 a Milano, e mi piacque molto per il suo modo di presentarsi e per esercizi particolari come il salto del leone sopra di lui a distanza molto ravvicinata, e quelli del padre citati sopra.
Allora i Franchetti erano titolari di un circo proprio che si chiamava “di Barcellona”, in ricordo degli anni trascorsi in Spagna, e si muoveva prevalentemente nel Nord d’Italia; restò in attività più o meno fino agli anni 2000.
Il circo dei Franchetti nel 1998 fu protagonista di un “testimonial” sulla stampa. Quell’anno un gruppo di senatori di vari partiti politici aveva presentato il primo disegno di legge per vietare l’uso di animali nei circhi. Fra le varie iniziative intraprese dall’ ENC ci furono delle audizioni in Senato di circensi e di associazioni, fra cui il CADEC. Io, allora Presidente, chiesi il supporto del prof Mario Verdone e del giornalista Ruggero Leonardi. Quest’ultimo riuscì a far pubblicare su “Oggi” un articolo che metteva a conoscenza i lettori di questo DDL. Ovvio che il taglio dell’articolo era assolutamente contrario! E per dare più risalto furono scattate delle foto emblematiche fra cui una di Alex che piange appoggiato alle sbarre della grande gabbia vuota, con un clown e un bambino che lo guardano con aria triste. Come a dire: “senza animali il circo muore”. Fortuna volle che quel numero di Oggi uscisse in edicola proprio la mattina dell’audizione, cosicché lo consegnammo ai senatori fresco fresco di stampa. E devo dire che ne furono molto colpiti!
Alex FranchettiDopo la chiusura del circo, Alex continua nel suo lavoro di domatore, con animali propri (adesso più tigri che leoni), arricchendo il numero con nuovi esercizi e lavorando a scrittura presso altri circhi. Ho avuto il piacere di vederlo nel 2019 a Bergamo con il circo “Mario Orfei” (una società tra Riccardo Moroni e Attilio Bellucci, con la presenza di tutta la compagnia del circo Arbell). Col tempo ovviamente lo stile di presentazione è diventato sempre più rilassato, più scherzoso con gli animali. Come si può apprezzare anche nei video reperibili sul web, di cui uno molto recente, nel 2024. Alex si muove sempre in maniera dinamica, cosicché il numero scorre veloce. Ha molti contatti ravvicinati con gli animali e presenta il classico “spillo” della testa in bocca, ma con una tigre! Cosa che sinceramente non avevo mai visto prima.
Giancarlo ed Alex rappresentano un bell’esempio di continuità artistica; bello anche perché capiscono e seguono il gusto del pubblico col passare del tempo e i cambiamenti di stile necessari. Con alla base, sempre, per ogni addestratore veramente “bravo”, la capacità di esprimere prima di tutto la passione per il proprio lavoro e il rispetto, amicizia, amore, comunque lo si voglia chiamare, per gli animali.
alcune immagini sono state tratte dal sito www.circusfans.eu






