di Vittorio Marini
A conclusione di questo racconto, senz’altro incompleto, di fatti, aneddoti e spettacoli del Circo di Cesare Togni, non potevamo tralasciare colui che ne è stato il capostipite: Ugo Togni, uno dei vecchi e gloriosi pilastri del Circo Togni, penultimo degli otto figli di Aristide e Teresa De Bianchi. Ugo Togni è stato uno degli artefici principali del successo della illustre dinastia circense italiana. Entrò in pista a sei anni per eseguire qualche flic-flac e qualche rondata, durante lo charivari con i fratelli maggiori Riccardo ed Ercole. Artista eclettico è stato contorsionista, acrobata, pertichista, cavallerizzo, domatore di orsi e leoni, clown, trapezista; un uomo di circo esemplare che non ha mai abbandonato, anche per un solo giorno, il lavoro e la famiglia.
A vent’anni aveva conquistato l’arte stupenda del cavallerizzo. A ventitrè sposa la cugina Anna De Bianchi, brava cavallerizza, la quale confessava che l’audacia di Ugo le faceva paura: “Mi faceva andare, a farfalla, fin sulla testa degli spettatori della prima fila, tenendomi per un solo braccio.”
Ugo ed “Annetta” ebbero sei figli: Cesare che sposava Ginetta Colombo dei Fratellini, Oscar sposato con Evelina Palmiri, Angly moglie di Ugo Bogino, Mizzi sposa di Romualdo Simili, Wally di Leonida Casartelli e Lidia di Riccardo Canestrelli. Tutti artisti impossibile da dimenticare!
Il mondo del circo Italiano ha vissuto a lungo alimentato dai Togni: da Ugo, Ferdinando, Ercole, dai loro figli, dai figli dei figli. Una grande dinastia, quasi una popolazione che, da una generazione all’altra, è sempre vissuta sotto i tendoni e nelle carovane che agli inizi erano semplici “verdines” e oggi eleganti caravans. Ma il progresso e i successi non hanno tolto ai Togni le loro caratteristiche umane: semplicità, amicizia e umanità.
Un giorno Ugo Togni disse: “Non so mai come chiamare la gente che lavora di fatica con noi: c’è chi li chiama boemi, garzoni, galuppi. Non è giusto. Non si può chiamare “galuppo” chi si stronca le braccia nei lavori di fatica…..”
In un’intervista Ugo Togni dichiarò: “Voi giornalisti non fate del bene al circo. Forse siete troppo istruiti per capire un mondo che trae la sua forza dalla semplicità, dalla mancanza di istruzione.” Il giornalista così commentava: “Quello che Ugo Togni intende dire è che il circo per poter mantenere la sua integrità morale deve rimanere un mondo per certi aspetti chiuso, autodifeso. Per capire le sue parole a proposito della “bontà” dell’ignoranza, basta osservare il loro lavoro con gli animali, senza mediazioni culturali di nessun genere, istinto con istinto e, perché no? Intelligenza con intelligenza.”
Mi ricordo quella sera del 1977, al termine dello spettacolo serale, quando gli elefanti di Elvio, dopo l’ultimo numero del programma, tornavano nelle scuderie, con la groppa ancora bagnata dalla pioggia di un violento temporale che aveva invaso anche l’interno dello chapiteau. Parata finale…. ed ecco comparire in pista un arzillo vecchietto, Ugo, che impossessatosi del microfono, sotto gli occhi divertiti dei nipoti, invitava il pubblico a rimanere in circo, in famiglia, fino a quando la pioggia non sarebbe cessata.
Semplicità, amicizia e umanità tipica dei Togni.