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di Vittorio Marini

Immagine1Ketty Jarz appartiene alla più celebre dinastia di volanti che il circo italiano abbia mai prodotto, una famiglia che, pur dedicandosi anche ad altre specializzazioni circensi, ha fatto dei volanti il fulcro del suo lavoro sulle piste di tutta Europa. Avevano “il tempo” nel sangue, come si disse, che consentiva loro un affiatamento con gli attrezzi davvero rimarchevole.

I fratelli Jarz, figli di Giuseppe, fermo di origine iugoslava, e di Cesira Togni, sorella di Ercole, Nandino, Ugo e Riccardo, sono otto: Vladimiro, Missi, Ferdinando, Gino, Walter, Anita, Attilio ed Emilio. Negli anni trenta gli Iarz creano la prima troupe di volanti, presto attrazione indiscussa del loro circo, tanto che anche il cinema si interessa di loro.

Ketty è figlia di Attilio e sorella di Roberto da sempre porteur della troupe che ha preso nome dal padre Attilio. “……..se la gente del circo non avesse una mentalità ancorata alle tradizioni, improntata ad un estremo senso di rispetto e di riconoscenza verso gli anziani, guide e maestri dei giovani, la “troupe di Attilio Jarz” si chiamerebbe “Ketty Iarz”. Ma Ketty, (la più brava volante che negli anni settanta era in Europa), non ha mai nemmeno pensato a questa possibilità di emergere anche sui manifesti, oltre che nel suo lavoro in pista, e trova logico e normale che la troupe porti il nome di papà Attilio che ha sempre seguito i figli “dal basso”, con attenzione ed apprensione, sempre pronto a dare suggerimenti, insegnamenti, consigli precisi.”

Ketty Jarz ha debuttato sulla pista del circo di famiglia a sei anni con la troupe di ciclisti di famiglia, poi il Jokey con il fratello Roberto e, a dodici anni, ha iniziato il lavoro di volante con la troupe formata dallo zio Gino e i cugini Emilio e Gianni: “…..mi piaceva veder mio padre quando lavorava al trapezio con i suoi fratelli, e mentre li ammiravo, sognavo di diventare una brava trapezista, ed ho iniziato ad impegnarmi perché ciò avvenisse.”

Siamo nel 1963 e il circo è ancora di famiglia ma da quell’anno iniziano le scritture in tutta Europa: da Orlando Orfei a Rebernigg, da Castilla a Hagembeck, da Knie a Moira Orfei.

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Immagine3Nel 1969 Ketty sposa un acrobata marocchino, Omar Liazed che ha fatto parte, già da piccolo, della troupe di saltatori “Bombey” con tutta la famiglia; quindi ha montato un numero di acrobatica a terra con le sorelle e di equilibrismo con discesa dalla scala su una sola mano, sempre con stile e perfezione.

E naturalmente il matrimonio con Ketty lo ha portato sui trapezi con “un doppio salto mortale sopra al trapezio e una duplice piroetta di ritorno”.

Nella vita Ketty è sempre apparsa molto dolce, un po’ timida, di poche parole e, soprattutto modestissima: “….. parla del suo lavoro con una enorme semplicità e si illumina solo nel ricordare la bravura di suo padre come volante ed artista versatile, come quasi tutti i circensi, che è stato anche domatore, acrobata alle pertiche e agli anelli.”

La classe sopraffina di Ketty le permette di eseguire già a vent’anni, il doppio salto mortale e mezzo, il doppio in plancia, il salto mortale in piroetta e doppia piroetta. È rimasta memorabile negli annali del circo e nei ricordi degli addetti al lavoro ed appassionati, soprattutto per essere stata una delle prime donne al mondo ad eseguire, negli anni ’70, il triplo salto mortale.

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Successe per la prima volta durante le prove al circo Knie, a Ginevra nel 1973 e in pubblico, in Ungheria, al circo Moira Orfei. Ne scaturì una festa infinita, con un brindisi a fine serata che coinvolse tutta la famiglia, gli amici e tutto il circo, come sempre accade in questo mondo viaggiante che si stringe attorno ai suoi campioni nei momenti belli e in quelli meno belli.