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Consiglieri:

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Segretario:

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di Vittorio Marini

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È una storia che inizia il 26 Febbraio 1846 quando a Le Claire, nello Jowa, nasce William Frederic Cody. I primi anni di vita non furono diversi da quelli di tanti altri figli di pionieri: vita di fattoria all’aria aperta e a contatto con la natura. I suoi biografi scrissero che a quattro anni già cavalcava, a otto maneggiava la carabina e a dodici uccise il suo primo indiano.

Magari non tutto vero, ma la “megalomania” della madre, donna infatuata di William, già vedeva nel figlio il futuro Presidente degli Stati Uniti. Illusione ben presto rientrata vista la passione per i cavalli e per le armi di William Frederic, di volta in volta conducente di carri, scout dell’esercito, guida per carovane di pionieri in zone ancora “infestate” dagli indiani, pony-express per consegnare la posta, cacciatore e infine volontario nell’esercito nordista durante la guerra di secessione. Fu assunto dalla Union Pacific quando fu decisa la costruzione di una linea ferroviaria che congiungesse l’Oceano Atlantico con l’Oceano Pacifico.

Era un abilissimo tiratore e, facendo strage di bisonti, riforniva la compagnia ferroviaria di carne fresca per i suoi operai e impiegati e nel contempo teneva a bada gli indiani con l’arma della fame, colpendoli nell’unica fonte della loro economia, il bisonte appunto. Si dice che, con la sua carabina Springfield calibro 50, uccise ben 4280 bisonti, conquistandosi così l’appellativo di Buffalo Bill.  Non fu mai colonnello come dava ad intendere, né uccise e scotennò il gran capo indiano Mano Gialla, ma la sua megalomania fu sfruttata da un giornalista, Ned Buntline, incaricato a seguire i lavori della ferrovia trascontinentale, che incominciò ad intrattenere i suoi lettori sulle avventure di questo “selvaggio uomo del West”. Dopo la fine della costruzione della ferrovia fu proprio Ned Buntline ad avere la brillante idea di sfruttare le fama di W.F. Cody creando il “Buffalo Bill Wild West” (Il selvaggio West di Buffalo Bill). Un grande circo equestre che facesse rivivere in tutta l’America le gesta di Buffalo Bill e dei pionieri, trovando immediatamente molti finanziatori: 58 vagoni ferroviari, quattro treni speciali per gli spostamenti, 1300 uomini di cui 100 indiani, oltre 1000 tonnellate di attrezzature varie.

Il programma comprendeva esibizioni di cow-boy, assalto alla diligenza da parte degli Immagine2indiani, assalto al forte con intervento finale del 7° Cavalleria comandato dal generale Custer, la battaglia di Little Big Horn dove il grande capo Toro Seduto sconfisse le giacche azzurre di Custer. E molti degli interpreti di questa storia erano gli stessi che l’avevano vissuta nella realtà, come lo stesso Buffalo Bill, Toro Seduto e Anne Oakley, la ragazza dalla mira infallibile che sparava con il fucile puntato all’indietro prendendo la mira con uno specchietto.

L’eco del successo americano portò il circo di Buffalo Bill anche in Europa alla fine degli anni ottanta dell’ottocento: Gran Bretagna, Francia, Spagna e in Italia, sbarcando a Napoli nel febbraio 1890. E poi a Roma, Bologna e all’Arena di Verona. Spettacolo senza tendone, in una grande arena ovale, circondata da tribune: inseguimenti a cavallo, tiro con la rivoltella e il Winchester, assalto alla diligenza, rodeo.

Era ormai diventato famoso e ne ebbe la riprova quando ritornò in Italia nel 1906, esibendosi con successo in ben 34 piazze. La variopinta carovana arrivò in treno alla stazione merci di Genova il 13 marzo proveniente da Nizza; si fermò nella città ligure per tre giorni di spettacoli. Arrivò anche nella mia città, Novara, quel 26 aprile 1906 preceduto da una grande pubblicità. I giornali dell’epoca descrivono quella spasmodica attesa di centinaia di persone alla stazione per assistere al convoglio in arrivo, con ben cinque treni speciali, e alla sfilata nelle vie cittadine.

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Un pienone mai visto, per due spettacoli e un incasso record di “40 mila lire”, cifra davvero enorme per quei tempi. Ma lo spettacolo si risolse in una beffa per i novaresi perchè il colonnello Cody non partecipò agli spettacoli “per una improvvisa indisposizione”. Pare che Buffalo Bill non ci tenesse molto ad esibirsi di fronte ad un pubblico di una cittadina di provincia. E dire che centinaia e centinaia di forestieri vennero appositamente a Novara da tutta la provincia, e non solo, e gli esercenti della città fecero affari d’oro…………”ringraziando la colossale pubblicità americana”.

Ma in Toscana le cose si misero male perché un gruppo di butteri maremmani battè Buffalo Bill in una sfida a cavallo. La notizia rimbalzò in tutto il mondo e soprattutto in America dove il mito di Buffalo Bill, non più sostenuto dalla fantasiosa penna di Ned Buntline, cominciava ad incrinarsi. Troppe verità venivano a galla: gradasso, bugiardo, millantatore, che rivelavano una identità completamente diversa da quella che era stata presentata ai suoi ammiratori. La gente cominciò a disertare il circo che Buffalo Bill fu costretto a chiudere, licenziando tutto il personale. Finito nel bel mezzo di una serie di errate speculazioni, rimasto senza un soldo, dimenticato da tutti, finì per uccidersi con l’alcool. Morì solo e povero. Ai suoi funerali non c’era nessuno e sulla croce di legno, infissa sulla terra che ne ricopriva le spoglie, sbagliarono pure il suo nome.