di Vittorio Marini
Memorabile fu quella serata di settembre 1976 al Circo Medrano, attendato a Bergamo per l’annuale Fiera di Sant’Alessandro. Grande folla per lo spettacolo serale e grande attesa per la stampa e i numerosi fotografi presenti.
Eugenio Larible ha voluto superare sé stesso riuscendo con la figlioletta Vivienne di nove anni, ad eseguire un numero unico, fuori dall’ordinario.
E quella sera, nella seconda parte dello spettacolo, Eugenio si esibisce al doppio trapezio washington con il fratello Sergio che ha rimpiazzato Renzo, marito di Danila Togni, ingaggiato dal Circo Jumbo. E poi entra in pista Vivienne; Eugenio sale sul trapezio eseguendo un “impalo”, cioè stando con la testa appoggiata in equilibrio, e si prepara per un nuovo “spillo” di sua creazione. Una scala appoggiata sui suoi piedi, sette gradini che Vivienne sale lentamente ma con decisione. Giunta alla sommità Vivienne allarga le braccia in segno di saluto. Quindi, gradino dopo gradino, con sicurezza, scende fino alla base e raggiunge il padre che l’avvolge in un commosso abbraccio.
Il pubblico applaude ancora fragorosamente quando Vivienne, scesa in pista, saluta con un inchino e si allontana di corsa dietro il sipario dove l’aspetta l’abbraccio di mamma Lucina.
Già qualche mese prima, dopo un anno di prove tenaci ed incessanti, Eugenio aveva presentato al pubblico un nuovo “spillo” sempre di sua creazione: portare sul trapezio washington un esercizio di “giochi” icariani. Solo che, invece di far ballare sui suoi piedi una normale palla, era sempre Vivienne che, con grinta e eccezionale temperamento artistico, così rannicchiata, si faceva ballare sui piedi di papà Eugenio.
E’ bello riportare il commento di Serena Bassano che, facendo riferimento alle conquiste spaziali di quegli anni, così scriveva: “…..per un uomo di circo, per il quale lo spazio è quello racchiuso sotto lo chapiteau del Circo, la meta da raggiungere è quella di salire sempre più in alto. Mentre provano, non sanno, non pensano neppure se quel nuovo esercizio porterà loro un vantaggio pecuniario. Le conquiste degli uomini del circo sono cercate ed ottenute faticosamente, per soddisfazione personale, per orgoglio professionale, per avere l’intima gioia di poter dire a se stessi: “ecco, oggi ho aggiunto un capitolo alla mia piccola storia personale, ho vinto un’altra battaglia contro l’impossibile.”……..E alla fine di tutto l’intima gioia, la soddisfazione di avere creato qualcosa di nuovo, di aver portato un contributo alla storia del circo, di aver vinto una battaglia, e la stretta di mano di un amico, la comprensione di chi ama il circo e la sua gente.”
Conobbi Eugenio Larible negli anni settanta, quando con tutta la sua numerosa famiglia, era in forze al circo di Barcellona e poi al circo Medrano dei Casartelli. Eugenio era il marito di Lucina Casartelli, sorella di Leonida, e fu proprio con lei che ebbi il mio primo incontro con la gente del circo, quando, quel giorno, vedendo la mia tessera “nuova fiammante” e un giovane Amico del Circo “alle prime armi”, mi incoraggiò dicendomi: “Gli amici del circo sono amici nostri, vai pure dove vuoi”.
Eugenio e Lucina ebbero quattro figli: Eliana, moglie di Bernhard Paul (Roncalli), Cinzia, Vivienne e David “il clown dei Clown”. In quegli anni settanta, ai quali si riferiscono le fotografie riportate, Eugenio e la sua famiglia si esibivano in numerosi numeri di alto livello. Erano Renzo marito di Danila Togni, Marisa moglie di Helmut Rosiny, Silvana moglie di Elvio Togni, Rosanna e Sergio.
Eugenio e Renzo (e in seguito Sergio), si esibivano al doppio trapezio washington e poi i primi pattinatori acrobatici sulla piattaforma circolare, la troupe di giocoleria e le bolas argentine.
Spettacoli indimenticabili, circhi indimenticabili, amicizie indimenticabili, tanti ricordi legati agli anni d’oro del circo italiano.






