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di Vittorio Marini

Immagine1Domenica scorsa 5 Luglio, a Ivrea, nell’ambito dei festeggiamenti annuali di San Savino, si sono esibiti i GIONA presentando la loro arte equestre. Proponiamo alcuni passaggi dell’intervista ad Alex Caniato Giona, riportata da un giornale locale.

“La nostra famiglia è originaria del Veneto, in provincia di Rovigo, dove aveva un’azienda agricola e il primo ad appassionarsi all’arte equestre è stato mio padre Osvaldo che poi ha tramandato questa passione a me e ai miei fratelli. Oggi siamo arrivati alla terza generazione, perché con noi ci saranno anche i miei figli, Diego, Lorenzo e Giulia, e Carlo figlio di mio fratello Pierre. Non siamo una famiglia di artisti circensi, ma negli anni ci siamo specializzati sempre più e proporremo alcuni dei nostri numeri acrobatici più famosi, come il volteggio cosacco, la posta ungherese e poi la nostra punta di diamante, i cavalli in libertà. Con questa esibizione abbiamo vinto due volte il Festival di Montecarlo. Il segreto? Sta tutto nella comunicazione con i cavalli.

Lavoriamo con i cavalli senza alcuna forma di coercizione; soltanto con la comunicazione attraverso la dolcezza. Li rispettiamo, esattamente come si fa con qualsiasi altro partner, come nel rapporto quotidiano con la propria famiglia. Il benessere dei nostri cavalli è fondamentale e questa è la cosa principale.

Tutto è iniziato trent’anni fa in seguito ad una caduta. Lavoravamo come controfigure nel mondo del cinema. Da fermo, con le stampelle, avevo cominciato ad osservare attentamente i cavalli, il loro comportamento, iniziando a comprendere il loro modo di comunicare nel branco, dai movimenti delle orecchie e della coda.

Immagine2Il riconoscimento al Festival di Montecarlo, due clown d’argento, nel 2009 e nel 2023, è sicuramente quello più prestigioso. Con il lavoro in libertà, inoltre, abbiamo avuto la possibilità di intraprendere un percorso internazionale. Ci siamo esibiti un po' ovunque, arrivando in Turchia, ma anche in Russia, a Mosca. Con i cavalli, con cui abbiamo un rapporto viscerale, abbiamo girato il mondo. Loro rappresentano la nostra essenza, fanno parte della nostra famiglia.

Ci spostiamo molto con i nostri cavalli e per farli stare bene abbiamo predisposto un autotreno che permette ad ognuno di loro di avere un proprio spazio indipendente, il proprio abbeveratoio e la propria mangiatoia. Viaggiamo solo di notte per evitare il caldo e il traffico. Spesso in Italia ci scontriamo con chi, non conoscendo la nostra arte equestre, parla di maltrattamenti e coercizione. Poi dopo aver visto lo spettacolo mi chiedono: “Ma tu parli con i cavalli? Come ti capiscono?” La risposta è semplice: nessuno, persone o animali, apprende con la paura. Il cavallo è trasparente e la comunicazione con loro è la chiave, il punto di forza dei nostri spettacoli.